I dipinti sono tacce che segnano la mappa di un esistere che conduce al proprio piacere. Il piacere della pittura
soddisfa un’inclinazione che tende alla deriva. Un errare stupito che, come il passo del re, è costretto ad andare senza sapere dove.
Ma che, con la sicurezza del sonnambulo, procede all’interno di una visione.
Il pittore è come un cacciatore primitivo alla ricerca delle tracce che lo condurranno a ripetere il gesto originario
di chi, per la prima volta tanto tempo fa ha alzato il braccio per segnare la roccia.
Un dipinto restituisce ciò che rimane di quel gesto. Il suo stupore primitivo
Ritengo che il linguaggio della pittura sia un détournement. Un errare misurato da un passo che, pur non conducendo
da nessuna parte, percorre tutto lo spazio umano cercando di esorcizzare la violenza originaria. Producendo opere.
Le mie opere sono fatte per l’emozione e l’emozione non è legata alla storia ma al mito.
Ogni dipinto è una risposta a un altro dipinto. A un’eco che viene da lontano nel tempo.
Così, attraverso le opere, gli artisti parlano tra loro.
Claire Longo